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Articoli > Genova e Via del Campo > Con Edoardo Firpo
Con Edoardo Firpo
Pubblicato da Admin il 8/3/2008 (1472 letture)
Stanza della Poesia - Palazzo Ducale – P.zza Matteotti
VENERDI’ 14 MARZO 2008 ORE 17,00
Acustico Medio Levante
Il Poeta Gigi Boero e il Regista Teatrale Arnaldo Rossi
Presentano:
“con Edoardo Firpo”
una performance di poesia, musica e immagini

La costruzione di un nuovo lavoro è per noi una lunga marcia, di cui la parte musicale e spettacolare rappresenta soltanto la vicenda conclusiva.
Una ricerca a suo modo meticolosa che sollecita e utilizza innumerevoli contributi, che segue vie impervie e imprevedibili per giungere alla meta, miracolosamente, senza fretta, nel segno del più organizzato dei disordini.
In questo senso, il risultato è sempre un’opera corale dove si possono riconoscere le tracce di chi è passato di li’ e ha lasciato il segno indelebile della sua conoscenza, del suo mestiere, della sua intelligenza e sensibilità.
E’ anche un’entità mai uguale a se’ stessa, che cambia ogni volta facendosi rivoluzionare da aspetti e contributi nel frattempo emersi.
Nel caso di questo lavoro su Edoardo Firpo, un contributo determinante deve essere riconosciuto ai nostri due “Grandi Saggi”.
Un elegante eufemismo per non dire “Grandi Vecchi”, ma loro due giustamente se la ridono, poiché hanno scoperto da tempo la vera unità di misura della giovinezza.
Non possiamo qui evitare di ringraziarli per il loro entusiasmo e per l’impegno, tipico dei teenagers:
Gigi BOERO: ex- operaio portuale, deportato e scampato ai Lager nazisti, Poeta pluripremiato in Italia e all’Estero, Scrittore, Romanziere, tradotto in inglese e in diverse lingue, Maestro e funambolo nella recitazione in Lingua Genovese.
Arnaldo ROSSI: Autore Teatrale, Regista, Attore, Direttore Artistico del Teatro “Il Tempietto” in Genova Sampierdarena. Voce tonante e presenza scenica esorbitante ma soprattutto grande percezione delle atmosfere, dei tempi e delle proporzioni. E’ sua la scelta dei brani, la messa in scena e la raccolta delle introduzioni alle poesie.

Se la conoscenza e la scelta all’interno della produzione letteraria di Firpo è piuttosto ben delineata, restano tuttora aperte “in progress” almeno tre direttrici per il nostro lavoro:
1)La ricerca di ulteriori documenti e testimonianze sulla vita e la figura di Firpo. Vita frugale e ritirata, le cui tenui tracce devono, con rispetto, essere da noi più approfondite.
2)lo sviluppo dei temi musicali già scritti. La scelta armonica, timbrica e strumentale che abbiamo fatto è, quella di evitare l’oleografia, la retorica del genovesismo, i vieti richiami nostalgici fatti con la chitarra e il cuore in mano. Lui, Firpo, deve poterci parlare qui e adesso, con la cruda tenerezza di suoni d’oggi che si rifanno al progressive, al jazz-fusion. La scommessa è dunque quella di trasformare un semplice, pur dignitoso recital di poemetti con retrogusto o tappezzeria musicale, in uno spettacolo vero di musica e poesia. In questo senso il 14 Marzo alla Stanza della Poesia sarà interessante verificare il nuovo ingresso di due musicisti di Acustico Medio Levante, Gabriele Taccia (chitarra) e Giampiero Fasoli (Sax e clarino).
3)la terza ed ultima frontiera è quella dell’immagine, di cui lo spettacolo intende far ampio uso attraverso la proiezione digitale. A parte le introvabili fotografie del Firpo (ne abbiamo una in cui fa timidamente capolino un ometto spiegazzato, come per dire: scusate se disturbo… ed è fantastica ), la ricerca veramente interessante riguarda l’accostamento delle poesie con le sue opere pittoriche.
Non è cosa molto nota, ma Firpo, era un bravo pastellista che ha avuto contatti con i divisionisti e con diversi esponenti del novecento genovese ed europeo.
Purtroppo, come per altre cose, non si sapeva vendere: regalava i suoi lavori che nel tempo si sono sparpagliati chissà dove.
Noi siamo partiti dal principio logico che se in una sua bella poesia lui parla di una casa “color nespola”, o di un ”olivo spampaggiou”, probabilmente li ha anche dipinti.
La difficoltà della ricerca è determinata dall’assurdo che in città nessun museo ha a disposizione, o perlomeno in esposizione, opere pittoriche del più grande poeta dialettale genovese. Bisogna seguire il filo delle collezioni private.
Si scopre tuttavia che nel 1974 fu organizzata presso l’Accademia Ligustica di Belle Arti una sua personale, di cui esiste catalogo. E questo catalogo è nelle nostre mani.
In esso vi sono alcuni riferimenti e partiamo a caccia dei Signori e Signore che possiedono i suoi quadri per fotografarli e buttarli su computer.
La prima sorpresa riguarda la insospettata bellezza e delicatezza delle opere, che confermano l’intuizione iniziale: quest’uomo descriveva in versi e, allo stesso modo, dipingeva il paesaggio della sua anima.
La seconda, è che alcuni elementi di questo paesaggio sono luoghi a noi noti e riconoscibili.
Firpo frequentava assiduamente e in solitudine i nostri monti: Apparizione, il Fasce, Monte Moro, Cornua.
Ed ecco una casa isolata, un monte, un albero storto, un paesaggio conosciuto, e sembra di capire dove si è appostato per dipingere.
Partiamo così a fotografare quei posti, per poi studiare a computer risoluzioni, dissolvenze sui suoi quadri, ed altre efficaci diavolerie.

Bene, noi lavoriamo in questo modo. Inseguiamo miracoli strappando brandelli al poco tempo che abbiamo a disposizione, con la speranza di riuscire a riversare nelle parole e nella musica tutte le intuizioni e i contributi diversi che diventano in ultimo una cosa sola.
Riusciremo anche questa volta nell’impresa ? La parola a chi verrà a sentirci, a vederci.

Nota Bene:
Gigi Boero è considerato il più grande poeta vivente di lingua genovese. E’ stato uno di quei “belli figgeu da fuxe” immortalati in una celebre lirica firpiana e da ragazzo ha realmente conosciuto Edoardo Firpo. Oggi ne raccoglie l’eredità. Ha compiuto 88 anni un mese fa’ e pubblica tuttora ogni anno un libro di poesie. Per ragioni di salute le sue apparizioni in pubblico sono rarissime e di eccezionale valore.
Ecco come si presenta da se’:

“Gigi Boero È nato a Genova nel 1920 per cui, durante la gioventù ha dovuto, suo malgrado, attraversare una dittatura dalla quale è uscito indenne grazie anche all’aiuto del padre antifascista.
Nella seconda gioventù, pur privato della paterna saggezza, tra alterne vicende, è riuscito a destreggiarsi fra guerre e prigionia tanto che, dopo circa sei anni, ha potuto rivestire gli abiti civili custoditi nel vecchio armadio a specchi di famiglia miracolosamente sopravvissuto ai bombardamenti degli Alleati.
Oberato da due inutili Croci di Guerra che, a detta degli esperti non lo potevano ripagare dei suoi meriti non essendo dipendente statale, è scampato alla terza gioventù lottando nelle calate del porto di Genova per conquistare un lavoro che potesse dare tetto e sostentamento a lui e alla nuova famiglia che nel frattempo aveva formato.
Oggi, nella sua quarta gioventù, pur oberato da tasse, pensione di vecchiaia e nipoti, continua gli studi mai interrotti per adeguarsi quanto possibile a questo mondo incomparabile ed incomprensibile.
Non senza aver capito che, purché di buona fattura, gli opposti si equivalgono.”

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